SANITA':
La Regione Friuli Venezia Giulia rispetto alle altre regioni italiane sottoposte alla tutela della norma costituzionale e di quella legislativa per cui la sanità assieme ai servizi sociali è un atto e un fatto di interesse pubblico che deve agire sul territorio nazionale per i LEA, e con e a legislazione concorrente regionale art. 117 Cost Italiana (tutela della salute).
La salute è un bene generale a tutela pubblica come concertato contrattualmente sia pur astrattamente alla nascita dello Stato e/o per esso delle regioni. Non si capisce quindi la finanziaria in atto che riprende una brutta legge (ex lege Fasola) numero 12 e 13 del 1994/95. Legge a dir poco criminogena in quanto favorisce i centri grossi a scapito dei piccoli e quindi dei piccoli ospedali che in friuli non sono in numero sconsiderato come in altre zone del territorio italiano e di più sono posti sul territorio a cerchio attorno alle più grosse specialistiche delle realtà provinciali. Quindi sono già nati quali strutture di rete. Il Friuli-Venezia-Giulia con 1'200'000 abitanti più o meno dei quali una nettissima minoranza di 340'000 abitanti compongono la realtà triestina che territorio non ha e che pretende di vivere a spese del Friuli. Per brevità non entriamo nel merito della sua storia troppo recente rispetto alla storia e alla realtà storica friulana ultramillenaria di Aquileia, per arrivare a Cividale del Friuli (prima capitale e quindi a Udine), attuale capitale storica del Friuli. Area giuliana naturalmente a parte, malgrado i si dice.
In materia sanitaria pur non volendo creare gratuiti patemi conflittualistici e/o campanilistici, ma va da se che la storia e l'economia ha regole precise che non vanno confuse o travisate. Non è possibile che Trieste, piccola realtà portuale possa garantirsi 3 o 4 megastrutture ospedaliere e specialistiche in un solo polo, costruendo poi un'altra a breve distanza a Monfalcone con la legge disfattista di Fasola appunto. Non lontano la realtà goriziana che merita la propria struttura ospedaliera. La capitale storica oggi in sofferenza a causa di Trieste e della Regione che sta a Trieste (ex confine pericolante) a scapito della maggioranza del territorio friulano. Una piccola regione con due gestioni universitarie in diritto in quanto i nostri studenti non devono andare a Trieste partendo dalla Carnia. D'altra parte due gestioni sono tante e una e troppo poca in quanto trieste vuole tutto. In termini sanitari significa che l'ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine (polispecialistico) è oggi unito ad una realtà Universitaria mastodontica e costosissima anche se almeno in astratto, altamente specializzata. Grazie a questi mastodonti in realtà incapaci di fornire un servizio utile al territorio da soli in quanto stante la capienza ultraspecialistica sono carenti di posti e letti per il servizio normale sanitario territoriale. Inoltre molto scomodi e fuori tiro per le norme di sicurezza sanitaria. La finanziaria regionale senza alcuna programmazione e senza nessun programma procede nella massima confusione con pilotaggio a vista sperperando lungo la strada a causa di ciò, dei noti appalti non solo per le strutture ma anche per le forniture ospedaliere e lungo i noti esagerati sperperi prodotti lungo l'asse o corridoio che si voglia seppur virtuale delle forniture farmaceutiche e non solo. Oltre ai noti vizi riconducibili alla casta medica e resi noti da operatori sanitari seri. Di più, per quanto riguarda Gemona e detto che la struttura ospedaliera della Carnia con sede a Tolmezzo, nulla ha a che vedere con il territorio dell’Alto Friuli. Con il quale convive con la sua struttura di recente e attuale costruzione troppo grande per la Carnia e troppo scomoda per il gemonese. L’emergenza non può essere garantita sul territorio carnico e su quello gemonese in simbiosi. Due territori a rischio sismico e alluvionale con la direttrice autostradale che dal confine conduce direttamente sul gemonese così come la principale SS13, mentre alla Carnia rimane la SS52 Carnica oltre come per il gemonese il lavoro per il soccorso territoriale ed alpino.
Tutto questo per dire che la ASS 3 “Alto Friuli” dal nome eloquente si identifica nello storico ospedale già comunale di Gemona del Friuli concertato e ricostruito con accordi interregionali sull’onda della struttura preesistente. Il servizio di soccorso e di emergenza è servizio essenziale, non da sopprimere ma nel rispetto delle norme di sicurezza da potenziare e migliorare risparmiando semmai sugli sprechi precitati. Così come i servizi oggi esistenti di medicina e chirurgia oltre che ortopedia. Sono anch’essi ragionevolmente da migliorare ma essenziali al servizio territoriale onde evitare gli sprechi e i disagi che questo consesso regionale purtroppo mal votato lascia sul territorio.
L’ospedale di Gemona non solo non deve essere toccato ma migliorato, inoltre l’Alto Friuli, nel rispetto dei parametri percentuali in ordine alla popolazione considerato che il tarcentino e buona parte del buiese si servono della struttura gemonese. Al che a questo territorio serve una realtà ospedaliera con una forbice in ordine alla capacità ricettiva dei circa 100.000 abitanti tra le realtà dell’Alto Friuli e di quelle che se ne servono. Quindi, necessità una struttura di almeno 450/600 posti letto, posto poi che specie durante il periodo estivo il territorio è soggetto alla pressione dovuta al turismo da e per questo territorio ma non solo…
Quanto alla R.S.A. ed ai reparti geriatrici questi stanno meglio a Trieste in strutture adeguate ad ospitare montanari che hanno lavorato per una vita.
Nessun commento:
Posta un commento